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Prova

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La Ventosa

odio la maglia bagnata di latte.
odio le coppette assorbilatte che averle o non averle pare non faccia differenza..
odio l’odore del mio latte.
odio i reggiseni per tette da latte.
odio le mie enormi, mastodontiche tette da latte.
una volta avevo delle tette mastodontiche e basta. normalissime tette. non avevo figli. non avevo latte.
avevo solo normalissime tette mastodontiche.
quando chissà per che magia si son ridimensionate e rapportate al resto del mio corpo ero felicissima.
quando il bambino di pongo le ha risucchiate e a fine allattamento delle mie tette non c’era nemmeno più l’ombra, ammetto che un tantino male ci son rimasta, ma proprio poco.
ora sono esplose di nuovo in tutta la loro fenomenale grandezza.
tu come stai?
mi viene chiesto
mi sento un po’ risucchiata.
m. no. non un po’.
a dire il vero mi sento letteralmente ri-succhiata.
vivo con una ventosa attaccata ora ad un seno ora all’altro qualcosa come 20 ore su 24.

cerca di spacciarsi per una bambina adorabile, ma io LO SO che sotto quegli occhi da cerbiatto si nasconde LA Ventosa.
ma sono fiduciosa: prima o poi me ne libererò, e i miei capezzoli torneranno a respirare.
sono sottoposti ad un livello tale di stress da poppata che non li ho mai sentiti così… presenti.
non ho ragadi. non ho mastiti.
ho le tette da latte più sane al mondo, eppure quando la bambina di plastilina emette un seppur minimo suono, i capezzoli mi pizzicano.
so che l’allattamanto al seno è cosa buona e giusta
e allatterò al seno finche ce ne sarà
ma giuro che non vedo l’ora di finirlo
non fatevi ingannare
non è una bambina

è La Ventosa

guarda come La Ventosa se la tiene stretta
la tetta da latte

– 32 –

figo no?

mi son sempre sentita ripetere che col secondo tutto è più facile.
perchè sei già “svezzata”, sai già cosa aspettarti, sei pronta, sai già cosa fare.
ora che ho il secondo, so finalmente di essere stata presa sempre per il culo.
dopodomani avrà un mese, e non ha ancora raggiunto il peso del bambino di pongo alla nascita. è così piccola. è così tremendamente fragile che nonostante ci sia già passata, ancora non mi abituo a rigirarmela tra le mani per la paura di romperla.
ed è incazzata.
e mica la posso biasimare. con tutto quello che ha subito nei suoi primi 15 giorni di vita. sarei incazzata nera pure io. con i talloni piccini piccini tutti bucati. tanto che le ultime punture per la bt non sapevano nemmeno più dove fargliele.e i prelievi. e ore sotto le lampade, con la mascherina sugli occhi.
pur sapendo che non ha mai raggiunto livelli limite e non è stato quindi nulla di così grave, era comunque qualcosa di cui non riuscivamo a liberarci. e nonostante fossi relativamente serena e son quasi sempre riuscita a scherzarci sopra, quei 15 giorni di ospedale sono stati comunque duri. l’ospedale a lungo andare mina il morale.
sentirsi dire “vieni pure avanti, tanto ormai sei di casa” e vedere che a lungo andare la mascherina sugli occhi gliela mettevo meglio io di alcune infermiere, è tanto lusinghiero quanto demoralizzante.
che pianti.
anche se vederla sotto le lampade, tutta ignuda, col pannolino a vita bassa, che se la dormiva di brutto, un po’ di invidia mi faceva. ho provato io a chiedere se mi ci mettevano anche me sotto le lampade. scommetto che me la sarei spassata meglio anche io. ma niente. non me l’hanno concesso.
e poi venire a casa e al primo controllo della pediatra di base sentirsi dire che piange tanto perchè soffre molto di coliche, ma, soprattutto, risente del prolungato allontanamento da me. ha vissuto la cosa come un abbandono. tipico dei neonati ospedalizzati.
sensi di colpa.
15 giorni di ospedale minano il morale soprattutto quando hai un bambino di pongo a casa, che non vuole venire a trovarti e quando viene e gli chiedi se è arrabbiato con te ti risponde candidamente di sì.
probabilmente ha vissuto anche lui come un abbandono la prolungata ospedalizzazione della sorellina nuova nuova, visto che nemmeno la mamma è venuta a casa.
e venire a casa e alla prima occasione in cui esci da sola col tuo bambino di pongo lui apre bocca solo dopo un’ora e solo per dire “casa papà”.
non vuoi stare con la mamma?
no. casa papà.
figo no?
sensi di colpa.
e così è andata che volente o nolente ho abbandonato i miei figli. e ora me la stanno facendo pagare entrambi.
lui passa il 75% del suo tempo col papà, il 20% del suo tempo coi nonni e solo il rimanente 5% con me. il 5% del tempo che vuole passare con me cade sempre, puntualmente con il tempo in cui la bambina di plastilina si attacca al seno.
lei, dal canto suo, strilla come un’aquila se non viene tenuta in braccio e non dorme in fianco a me di notte.
che poi, diciamocelo, dal seno lei non si staccherebbe mai. oramai ho fuoco al posto dei capezzoli.
facile poi che abbiano complottato contro di me, perchè da quando siamo a casa il bambino di pongo dorme nel lettone, al mio posto in fianco al rospo alfa, e io dormo nel letto del bambino di pongo con una bambina di plastilina attaccata come una ventosa ora ad un seno ora all’altro.
figo no?
ora qualcuno venga a dirmi che col secondo è tutto più semplice
– 31 –

ora c’è

sarebbe dovuta nascere il 2 gennaio.
è nata il 24 dicembre.
è nata in ospedale appena in tempo, dopo che mi son decisa ad andarci perchè avevo abbondanti perdite di sangue, non perchè avessi chissà che contrazioni, anzi.
che passi babbo natale! – è stato il mio ordine indiscusso appena finito di cenare. ci tenevo tanto al passaggio di babbo natale per il mio bambino di pongo!
e allora via, un segnale, di corsa tutti in camera a nascondersi, donne e bambino di pongo da una parte, uomini dall’altra… fuori dalla porta chiusa della cameretta la risata di babbo natale, dentro la cameretta un bambino di pongo un po’ spaventato ma eccitatissimo. e poi i nonni e il papà che ci bussano – venite! venite a vedere! – la corsa in soggiorno, la scoperta di una marea di regali sotto l’albero striminzito, le risate, la gioia!

questo è per te!
questo è per te!
uuuuhhhh, guarda: questo è per me!!!
ok, andiamo in ospedale!!!
la mamma che si affaccia alla porta della camera, finche mi preparo. io piango, sussurrandole “mamma, ho paura!”
amore, la pagnottella ha chiamato, sta arrivando: mamma e papà vanno a prenderla! tu vai a casa dei nonni a dormire e stai buono!
in auto le prime 3 contrazioni forti, regolari. in ospedale la guardia ci fa una battuta carina e ci manda in reparto.
subito in sala parto.
monitoraggio.
non mi hanno fatto nemmeno cambiare.
sono le 21.20.
4 contrazioni.
visita.
il ginecologo mi tocca appena.
scoppia il sacco.
un gavettone: acqua sui miei calzini, in tutto l’ambulatorio, ovunque.
2 contrazioni. 2 spinte.
ma che fai? spingi??? – domanda incredula l’ostetrica.
eccerto che spingo – rispondo io.
mi lanciano sulla sedia a rotelle, pregandomi in ginocchio di non partorire nel corridoio del reparto e tornano di corsa verso la sala parto.
il rospo alfa ci corre dietro, trafelato.
mi lanciano sul letto. la mia unica richiesta – vi prego: toglietemi i calzini! – subito soddisfatta.
momenti di panico tra una contrazione e l’altra, quando tutto sembra fermarsi nel tempo, e io, con la testa della pagnottella a mezzavia, che so che non ce la farò MAI a farla uscire. e come posso? non riesco a spingere.
ma poi arriva la contrazione. doloroso sollievo: si sta muovendo, dai che va!
ultime contrazioni. ultime spinte.
la pagnotella ora c’è.
sono le 21.50.
cercano di togliermi di dosso una felpa stretta resa ancora più stretta perchè madida di sudore.
ehi, ragazzina, questo è il NOSTRO sudore
ehi, ciao!
allora è questo il tuo viso!
allora son questi i tuoi occhi!
mi guarda. la guardo.
cerco in lei la stessa sapienza millenaria del mio bambino di pongo.
lo sguardo è diverso, sono quasi delusa, ma…. eccola! è là! anche lei SA.
11 marzo 2010
l’uomo millenario
già.
che cosa strana ed incredibile.
lui è arrivato, lo hanno posato morbido e caldo sul mio petto
e ci siamo guardati negli occhi.
era nato da una manciata di minuti, non più di cinque,
eppure nei suoi occhi ho intravisto l’immensità.
sono rimasta talmente sorpresa,
da quello che si nascondeva in quegli occhi,
che ho avuto quasi paura di continuare a fissarli.
era lo sguardo di chi al mondo c’è da mille anni o forse più.
era lo sguardo di chi ha visto milioni di cose.
era lo sguardo della sapienza.
chissà quanti segreti racchiusi in quegli occhi.
magari, a guardarci bene bene in fondo,
avrei potuto scoprire i segreti dell’universo.

nello sguardo immensamente profondo del mio bambino millenario.

si arrampica, trova il seno e si attacca subito come una ventosa.

e che problemi ci sono? lei SA. vuoi che non sappia come funziona la tetta della mamma?
io e il rospo alfa ci guardiamo.
è fatta: ora siamo in 4.
se ne va. chiama a casa, dove trova ancora tutti: stanno sistemando e ripulendo.
allora la ricoverano?
è nata!
stupore ed incredulità: il primo parto è durato ore infinite.
mi mettono un paio di punti, mi portano al nido, dove mi aspettano il rospo alfa e la mia pagnottella appena sfornata, tiepida e fragrante.
che belli che sono, lei tra le braccia di lui, che si guardano mentre chiacchierano nell’ombra. il rospo alfa sembra più stanco di me… ma… non sono io ad aver partorito?
finalmente mi assegnano una camera, un letto.
intanto, è passata la mezzanotte e con lei babbo natale.

bambino di pongo

ti è andata bene:
da te è arrivato in largo anticipo,
ma solo per quest’anno!

una tazza di tè caldo.

la mia bambina nuova nuova in fianco al letto.
ci hanno dimesse e ricoverate e poi dimesse di nuovo e ricoverate di nuovo.
l’ittero con noi ha giocato duro, ma alla fine abbiamo vinto noi.
niente di grave, ma qualcosa di cui non riuscivamo a liberarci.
ma questa è un’altra storia.

un folletto della neve un po’ fuori mi ha portato il bambino di pongo

una renna di babbo natale generosa mi ha portato la bambina di plastilina
non potranno non essere due bambini davvero speciali

– 30 –

ah, ecco!


e se togliessimo la stella cadente da esterni
che abbiamo attaccato nella cameretta
del bambino di pondo?

potrebbe essere una soluzione.



questa notte mi son svegliata, senza essere chiamata da nessuno.
erano le 4.43.

tendo le orecchie.
silenzio.

vuoi vedere che Babbo Natale ha letto la letterina?

porca miseria, mi toccherà fare la buona per tutto il 2013.
l’avevo giurato.

sudori freddi.

ti rendi conto di cosa vuol dire fare la buona per un anno intero???

” M A M M A ! “
sospiro di sollievo
– 29 –

le mille e una scusa

15.000.000 di sorsi d’acqua
15.000.000 di coccole
15.000.000 di  qualsiasi cosa

30 minuti la media tra una chiamata e l’altra

1 notte in bianco

nella notte, tra un 15.000.000 di qualcosa e l’altro, un urlo “MAMMA HIAHIA BUA!”, accompagnato da un pianto.
reduce da un’otite con successiva ricaduta, non posso non pensare che sia venuta anche a lui.
reduce da un sabato notte passato in compagnia del water, a vomitare anche quando da vomitare non c’era più nulla, con una spruzzata di diarrea, non posso non pensare che si sia preso il virus anche lui.
niente.
gli dava fastidio l’etichetta del pigiama. la stessa etichetta che è attaccata agli stessi pantaloni dello stesso pigiama dalla stagione scorsa.
voleva che gliela tagliassi.
alle 4.30 di notte.

voi chiedetemi se sono felice.

io intanto mi chiedo cos’avranno pensato i vicini tutti, svegliati dal mio sclero notturno.

il rospo alfa non mi ha detto cos’ha pensato. lui che si dorme i suoi sonni beati senza battere ciglio tutta la notte tutte le notti.
ricordo quella volta, quando la mi mamma mi raccontò della vicina di casa di dove c’è sempre il sole. quella che dopo l’8° (OTTAVO) figlio aveva smesso di dormire la notte. semplicemente non ci riusciva più. il sonno notturno se n’era andato col suo ultimo figlio.
e allora lei aveva imparato a investire la notte: dipingeva, cuciva, lavorava a maglia…
ho ricordato quando da ventenne rimanere sveglia la notte era uno spasso.
sì, certo, a vent’anni stavo sveglia la notte per uscire con gli amici, andare in discoteca, ubriacarmi di adrenalina e superalcolici, fumarmi le canne, ridere al chiaro di luna, fare all’amore in camporella, e ridere spensierata quando all’alba sulla via deserta del ritorno a casa, al passaggio dell’auto si alzavano dalla strada nuvole di passerotti.
era una conquista e uno spasso, rimanere sveglia tutta la notte. e fanculo se il giorno dopo a scuola o a lavoro ci andavo con gli occhi crepati dal sonno. mi ero divertita.
dove finisce tutta l’energia dei vent’anni?
mamma, dimmi, a quanti anni ho cominciato a dormire tutta la notte, io?
penso che ho così tanto bisogno di riposare.
pagnottella, ti prego, aspetta un attimo prima di arrivare
mamma è tanto stanca e non si sente pronta ad affrontare un parto in questo stato
ricordo che tra poco ci sarà la bambina di plastilina. mi chiedo quanto se dormirò mai più.
Caro Babbo Natale,
ora so che regalo vorrei:
una notte tutta per me.
vorrei addormentarmi la sera e svegliarmi la mattina dopo,
fresca e riposata come una rosa.
ecco. non chiedo nient’altro. anzi, son pronta a rinunciare a qualsiasi altra cosa.
giuro.
non è che fai dormire il bambino di pongo un 12-13 ore di seguito?
così, an passant.
se mi fai dormire una notte intera, farò la brava per tutto il 2013. giuro.
una soltanto.
se vuoi, se non te la senti di fare il lavoro da solo,
puoi farmi trovare un fucile con dardi soporiferi sotto l’albero.
a finirlo ci penso io.
se proprio non vuoi, stai molto attento alle tue renne:
potrebbero fare una molto brutta fine.
grazie infinite.
bàsi e struchi
la rospa in ciospa.
ho mandato un sms ad una cara alla mia migliore amica blogger: “ho bisogno di sentirmi dire ke nonostante i post allarmanti, i 115′ di sonno, ke nonostante tutto, ami il pargolo alla follia. se non vuoi dirmi bugie, fai finta di non aver mai ricevuto questo sms”.
ecco perchè ti ritengo la mia migliore amica blogger in assoluto: è mezzogiorno e non mi hai risposto. non vuoi dirmi le bugie.
e io ti stimo e ti   A D O R O   per questo.
sappilo.
ci sono donne che sopravvivono e sono sopravvisute a 3, 4… 8 figli
non vedo perchè io non dovrei sopravvivere al secondo
perchè sopravviverò
vero?
V E R O
? ? ?
– 28 –